I dati preliminari sull'inflazione di febbraio nell'area euro, paese per paese, si sono rivelati contrastanti. In Germania i prezzi al consumo sono scesi dal 2,1% annuo al 2,0%, mentre l'inflazione core è rimasta al 2,5%. In Spagna, al contrario, è stato registrato un incremento sia del dato generale, salito al 2,3%, sia del core, a 2,7%; in Francia si osserva anch'esso un lieve aumento. Nel complesso, la dinamica è neutra con un lieve orientamento al rialzo, il che potrebbe portare l'inflazione complessiva di febbraio attorno all'1,8%.
L'indice PMI tedesco di febbraio è tornato in zona di espansione per la prima volta in 44 mesi, segnando 50,9 punti contro i 49,1 di un mese prima, grazie a un deciso aumento degli ordini e dei volumi di produzione e a un rallentamento del calo occupazionale. Le aspettative delle imprese sono ai massimi da febbraio 2022. I volumi di produzione sono aumentati anche in Francia e Italia, suggerendo un ulteriore aumento dell'attività economica europea complessiva.
Nel complesso, la situazione economica in Europa dovrebbe essere favorevole al proseguimento del rialzo dell'euro, ma è intervenuto il fattore geopolitico, che nel prossimo futuro frenerà il rafforzamento della valuta unica. Gli attuali indicatori non influiranno sulla posizione della BCE: l'andamento dell'euro sarà determinato prioritariamente da considerazioni geopolitiche più che economiche. L'Europa è un netto importatore di petrolio: la minaccia di riduzioni delle forniture combinata con l'aumento dei prezzi del petrolio inciderà inevitabilmente sulla crescita dell'area euro e sulla stabilità dell'euro. I Paesi OPEC+ hanno concordato un aumento della produzione di 206.000 barili al giorno in un contesto di intensificazione delle ostilità, ma se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, tale aumento sarebbe chiaramente insufficiente a compensare la riduzione delle forniture.
La posizione netta long sull'euro è diminuita per la seconda settimana consecutiva, con una riduzione di 2,7 miliardi in questa tornata; il surplus rialzista complessivo resta comunque molto significativo, a +23,1 miliardi. Il fair value si mantiene al di sopra della media di lungo periodo.
La coppia EUR/USD ha aggiornato il minimo mensile all'apertura di lunedì, scendendo momentaneamente fino a 1,1699. Si tratta di una reazione naturale all'aumento dei rischi, dato che l'Europa è vulnerabile al rischio di rialzo dei prezzi energetici: le possibilità di una crescita continua si sono notevolmente ridotte, almeno finché non sarà più chiaro l'esito delle ostilità nel Golfo Persico. Finché l'euro resta al di sopra della zona di supporto 1,1570/1,1600, qualsiasi discesa è dal punto di vista tecnico correttiva e il trend rimane rialzista. Tuttavia, l'elevato livello di rischio non permette per ora di attendersi la ripresa del rialzo: la crescita potenziale è limitata dalla zona di resistenza 1,18300/30. Gli scambi rimarranno per lo più laterali in attesa di ulteriore chiarezza.