Mercati azionari, 26 marzo: gli indici S&P 500 e NASDAQ di nuovo in difficoltà

Ieri gli indici azionari hanno chiuso in leggero rialzo. L'S&P 500 è salito dello 0,54%, mentre il Nasdaq 100 ha guadagnato lo 0,77%. Il Dow Jones Industrial Average ha registrato un balzo dello 0,66%.

Tuttavia già oggi i futures sugli indici hanno virato al ribasso e i prezzi del petrolio sono risaliti. La situazione sui mercati finanziari globali resta ambivalente, alimentata dall'incertezza geopolitica e dalla retorica contraddittoria dei principali attori. I futures sui principali indici hanno mostrato dinamica negativa durante la sessione asiatica, riflettendo la cautela degli investitori. Questa ridotta propensione al rischio è in gran parte dovuta alla persistente tensione in Medio Oriente, che continua a comprimere il sentiment del mercato.

Allo stesso tempo, i prezzi del petrolio sono aumentati, conseguenza diretta del peggioramento della situazione geopolitica nella regione. Qualsiasi escalation, o anche solo un accenno di escalation, in questa regione strategicamente importante porta inevitabilmente a crescenti preoccupazioni sulla stabilità degli approvvigionamenti energetici, spingendo così al rialzo i prezzi dell'oro nero.

Non chiariscono la situazione nemmeno i segnali contraddittori provenienti da Stati Uniti e Iran sulle prospettive di negoziati per un cessate il fuoco. L'incertezza sull'esito degli sforzi diplomatici aggrava il quadro complessivo, inducendo gli investitori a restare in attesa e a ridurre l'esposizione agli asset rischiosi.

Gli indici asiatici hanno perso l'1%, interrompendo due giorni di rialzi, poiché i prezzi elevati dell'energia minacciano di alimentare l'inflazione e frenare la crescita economica.

Come ricordato sopra, il Brent è salito del 2% a circa 104,30$ al barile, recuperando dopo il calo di mercoledì. Gli Stati Uniti continuano a insistere sulla prosecuzione dei colloqui, mentre l'Iran li respinge, ponendo le proprie condizioni.

Il rialzo del petrolio si riflette anche sul mercato obbligazionario: il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni è salito di tre punti base al 4,36%. Dall'inizio della guerra il rendimento dei titoli di riferimento è aumentato di circa 40 punti base, rafforzando le attese che la politica monetaria possa rimanere restrittiva a causa dell'accelerazione dell'inflazione.

«I mercati dipendono fortemente dalle notizie, dato che continuiamo a ricevere informazioni diverse e contraddittorie sulla situazione in Iran», ha commentato IG International. «I mercati hanno bisogno di maggiore chiarezza sull'esito; purtroppo finché non si raggiungerà un accordo sui termini della tregua continueremo a vedere queste oscillazioni».

L'oro è sceso dell'1,1% a circa 4.450$ l'oncia, mentre l'argento ha perso il 2% a circa 70$. Con l'indebolirsi del sentiment anche Bitcoin è sceso sotto i 70.000$.

Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 6.577$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 6.590$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 6.603$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 6.563$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 6.552$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 6.537$.