Iran, dollaro e oro: chi vincerà?

Giovedì l'oro ha vissuto delle vere montagne russe a causa di notizie contraddittorie sui negoziati tra USA e Iran. Notizie di questo tipo influenzano rapidamente il tasso di cambio del dollaro, i rendimenti e i prezzi del petrolio, e di conseguenza, il prezzo dell'oro.

Stamattina l'oro spot è sceso di quasi l'1%, intorno a 4.500$ l'oncia, per poi recuperare parzialmente. I futures sul COMEX di giugno si sono mossi intorno a 4.555$ e hanno poi chiuso la giornata in lieve rialzo dopo le perdite iniziali. Il motivo sono state le forti oscillazioni legate alla geopolitica.

In primo luogo, la Guida Suprema iraniana ha smentito le voci di una svolta nei negoziati. Questo ha fatto salire il petrolio e aumentato le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed: dollaro e rendimenti dei Treasury sono cresciuti, mettendo pressione sull'oro. Successivamente però sono emerse notizie secondo cui mediatori pakistani stanno lavorando attivamente per colmare il divario tra Washington e Teheran.


Il presidente Trump ha dichiarato che le parti sono a una "fase finale", ma ha avvertito che in caso di esito negativo "la situazione potrebbe degenerare rapidamente". In altre parole, l'incertezza diplomatica continua a tenere il mercato in allerta, rafforzando il dollaro.

Se USA e Iran firmeranno un memorandum (allentamento delle sanzioni, riapertura del transito nello Stretto di Hormuz), il petrolio scenderà, le preoccupazioni inflazionistiche si attenueranno e la pressione esercitata dai rendimenti cadrà — fattori favorevoli per l'oro. Se invece i negoziati falliranno o si passerà all'escalation, il petrolio schizzerà al rialzo, la Fed si troverà in una posizione difficile, i tassi reali saliranno e l'oro tornerà sotto pressione.

Pertanto, le notizie sui negoziati tra Stati Uniti e Iran hanno causato una forte volatilità del mercato e non è ancora chiaro quale sarà la direzione dell'oro: tutto dipenderà dal successo o dal fallimento della diplomazia.