I prezzi del petrolio sono crollati di oltre il 6% oggi, registrando il calo giornaliero più marcato delle ultime settimane. Il Brent è sceso fino a 97,10$, mentre il WTI si è attestato vicino a 91,00$.
Tutto ciò indica che il mercato sta prezzando l'accordo tra USA e Iran sullo Stretto di Hormuz come questione dei prossimi giorni, non delle prossime settimane.
I segnali sono effettivamente incoraggianti. Secondo le media, il segretario di Stato USA Marco Rubio, a New Delhi, ha dichiarato che le notizie potrebbero arrivare già oggi. Il Washington Post riferisce che le parti hanno messo a punto un memorandum per estendere la tregua di 60 giorni, prevedendo contestualmente lo sminamento e la riapertura dello stretto. Nelle ultime 24 ore risultano già 33 navi, tra cui petroliere e portacontainer, transitate attraverso lo Stretto con il permesso delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione, segno dei primi segnali concreti di sblocco.
Per quanto riguarda il petrolio, che da settimane viene scambiato sulla base dello scenario peggiore di una nuova guerra, un ulteriore calo al di sotto dei 90$ si verificherà solo in caso di una netta svolta nei negoziati. Considerando la crescente pressione politica interna che Trump affronta in vista delle elezioni di mid‑term di novembre e il fatto che i prezzi alla pompa hanno toccato massimi dal 2022, è anche nell'interesse degli Stati Uniti non prolungare il conflitto. Il capo consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha già affermato di aspettarsi un forte calo dei prezzi energetici dopo un accordo, dando alla Fed margine per tagliare i tassi.
Tuttavia, permangono importanti divergenze. L'agenzia iraniana Tasnim avverte che l'accordo può ancora fallire. Secondo fonti, gli Stati Uniti stanno mettendo vincoli allo sblocco degli asset iraniani, e la questione del programma nucleare resta aperta. Tutto ciò suggerisce che il mercato ha scontato un sollievo, ma non una soluzione a lungo termine.
La piena riapertura dello Stretto — attraverso il quale in tempi di pace transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e GNL — sarebbe un sollievo concreto per i principali importatori asiatici (Cina, Giappone, Corea del Sud). Le prossime 24–48 ore saranno decisive per capire se il progresso diplomatico si tradurrà in un documento firmato.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 92,50$. Questo permetterebbe di puntare a 100,40$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 106,80$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 86,50$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 81,40$, con prospettiva di calare fino a 74,85$.