La Commissione europea prepara una risposta alla crisi energetica

Mentre l'euro cerca di decidere la direzione da prendere, i media riportano che la Commissione europea sta preparando una risposta fiscale alla crisi energetica provocata dalla guerra con l'Iran.

Si parla di concedere agli Stati membri una maggiore flessibilità di bilancio: i governi potrebbero destinare circa lo 0,3% del PIL a spese legate all'energia al di fuori delle regole fiscali vigenti dell'UE. Il meccanismo funzionerebbe in modo analogo all'esenzione già prevista per la spesa di difesa.

La logica dell'iniziativa è chiara. Le previsioni primaverili della Commissione dipingono un quadro desolante: la crescita dell'eurozona quest'anno sarebbe solo dello 0,9% rispetto all'1,4% dell'anno precedente, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle attese di novembre. Anche le stime per il 2027 sono state riviste al ribasso, all'1,2%. L'inflazione raggiungerà i livelli massimi dal 2023 e il rapporto di maggio potrebbe mostrare un incremento fino al 3,3% su base annua. È evidente che lo shock energetico derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito l'economia europea proprio quando essa era già sotto pressione per instabilità geopolitica e commerciale.

Tra i principali sostenitori della maggiore flessibilità fiscale figura l'Italia — non a caso. Il Paese dipende in modo critico dalle importazioni di carburante e gas e reagisce alle impennate dei prezzi energetici più di molti altri. Il deficit pubblico ha già superato i limiti UE e le prospettive di crescita sono state riviste al ribasso. La premier Meloni ha introdotto misure temporanee, come la riduzione delle accise sui carburanti, ripetutamente prorogata man mano che il conflitto si protrae; il mese scorso ha ufficialmente chiesto alla presidente della Commissione von der Leyen di includere investimenti e misure energetiche anticrisi in una clausola speciale sulle garanzie nazionali. A quanto sembra, Bruxelles ha ricevuto la richiesta.

Occorre però osservare che l'iniziativa giunge in un momento assai scomodo per la BCE. Il regolatore è intenzionato a innalzare i tassi nella riunione di giugno proprio a causa della pressione inflazionistica derivante dai rincari energetici. Se gli Stati membri aumentassero contestualmente la spesa fiscale per l'energia — anche nell'ambito di una deroga — ciò genererebbe ulteriori spinte inflazionistiche, complicando il compito della politica monetaria. Stimolo fiscale e politica monetaria restrittiva non sono una combinazione agevole. I dettagli della proposta possono ancora variare prima dell'annuncio ufficiale della Commissione, ma la direzione è chiara: Bruxelles riconosce che le regole fiscali attuali non sono disegnate per far fronte a uno shock di questa portata.

Il mercato valutario ha accolto la notizia con relativa calma, poiché non ha un impatto immediato significativo.

Per quanto riguarda il quadro tecnico attuale dell'EUR/USD, gli acquirenti dovrebbero ora valutare come riconquistare il livello 1,1660; solo così sarà possibile puntare al test 1,1690. Da lì è possibile raggiungere 1,1730, ma farlo senza il supporto dei grandi operatori sarà piuttosto difficile. Obiettivo più lontano: 1,1751. In caso di discesa, mi aspetto iniziative importanti dei grandi acquirenti solo intorno a 1,1630. Se nessuno si presenta a quel livello, sarebbe una buona idea attendere un nuovo minimo a 1,1610 o aprire posizioni long da 1,1585.

Per quanto riguarda il quadro tecnico attuale della coppia GBP/USD, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 1,3480 per poter puntare a 1,3510; oltre tale soglia la rottura sarà difficile. Obiettivo più lontano: 1,3548. Se la coppia scende, i ribassisti cercheranno di riprendere il controllo di 1,3445. Se ciò dovesse accadere, una rottura di questo intervallo infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e spingerebbe GBP/USD verso il minimo di 1,3410, con la possibilità di raggiungere 1,3370.