Il fatto principale di giugno è stato il forte calo dei prezzi del petrolio greggio sui due principali benchmark WTI e BRENT, in un contesto di sostanziale accordo sulla tregua tra USA e Iran: questo non garantisce ovviamente la pace futura, ma per ora infonde ottimismo tra gli operatori.
Un altro risultato chiave di giugno è il previsto rallentamento dell'inflazione globale, che era salita in seguito al conflitto militare in Medio Oriente. Sarà difficile per le banche centrali di tutto il mondo ignorare questo dato, inclusa la Federal Reserve, che, dopo la riunione di giugno, ha segnalato la possibilità di un aumento dei tassi di interesse una o addirittura due volte entro la fine dell'anno per frenare l'aumento dei tassi.
Un segnale significativo che il calo dei prezzi del petrolio eserciterà pressione sull'inflazione potrebbe arrivare oggi dalla pubblicazione del report sull'inflazione al consumo nell'eurozona per giugno. Secondo il consenso, il dato generale annuo dovrebbe non solo stabilizzarsi al 3,2% ma addirittura correggersi al 3,0%. Per quanto riguarda il core, il mercato attende un lieve aumento annuo dal 2,5% al 2,6%.
Cosa ci dicono questi numeri?
Che è plausibile aspettarsi una simile correzione della pressione inflazionistica anche negli USA, il che dovrebbe avere un impatto negativo sul dollaro. Sì, anche una riduzione modesta della pressione inflazionistica non risolve tutto il problema dell'aumento dei prezzi, ma se i prezzi del petrolio si mantenessero sui livelli attuali è ragionevole prevedere una discesa graduale dell'inflazione; se tale tendenza si consolidasse nei prossimi due‑tre mesi fino all'inizio dell'autunno, ciò potrebbe portare perlomeno al mantenimento dei tassi correnti e, nella migliore delle ipotesi, a un loro taglio dello 0,25% entro fine anno.
Oggi, vale anche la pena prestare attenzione alla pubblicazione del rapporto ADP sull'occupazione nel settore privato e ad alcuni indicatori manifatturieri degli Stati Uniti.
Secondo il consenso, nel mese di giugno l'economia statunitense avrebbe creato nel settore privato 4.000 posti di lavoro in meno rispetto a maggio, scendendo da 122.000 a 118.000. Se il dato dovesse confermare le attese o risultare più debole, potrebbe essere un segnale importante di rallentamento della crescita occupazionale da inizio anno. E se questi segnali venissero confermati dal report ufficiale del Bureau of Labor Statistics (Nonfarm Payrolls) in uscita il prossimo venerdì, allora, sullo sfondo di un rallentamento della crescita e di un'inflazione in discesa, sarebbe un segnale nettamente negativo per il dollaro: l'indice ICE del dollaro potrebbe cadere sotto quota 101,00 punti e proseguire verso 98,00 punti. In pratica si potrebbe parlare di inversione del trend del dollaro sul Forex.
Cosa aspettarsi oggi sui mercati?
Ritengo che, con alta probabilità, il dollaro possa continuare a indebolirsi se i dati USA non supereranno le previsioni.
Previsioni del giorno:
GBP/USD
La coppia è in consolidamento sotto la resistenza a 1,3270; una rottura al rialzo in scia a notizie negative per il dollaro potrebbe spingere la coppia verso 1,3300. Un livello per valutare acquisti può essere 1,3277.
USD/CAD
La coppia è in consolidamento sopra il supporto a 1,4170 in attesa dei dati USA. Un'eventuale discesa sotto 1,4165 potrebbe portare la valuta fino a 1,4100. Un livello per valutare vendite può essere 1,4165.