EUR/USD. Comprare o vendere? La crisi in Medio Oriente aumenta i rischi, ma non crea una nuova tendenza

La coppia euro/dollaro ha iniziato la settimana con un piccolo gap ribassista, reagendo a un nuovo picco di tensione in Medio Oriente. Tuttavia, il gap di per sé non è stato una sorpresa — era coerente con il rafforzamento del sentiment avverso al rischio. Più significativo è un altro fatto: poche ore dopo l'apertura, gli acquirenti abbiano completamente chiuso il gap, dimostrando resilienza all'ultima ondata di tensioni in Medio Oriente.

Questa reazione indica che il fattore geopolitico non è ancora in grado di offrire un supporto stabile (parola chiave) al dollaro.

Per un breve riepilogo, nel fine settimana gli Stati Uniti hanno lanciato un'altra serie di attacchi contro obiettivi iraniani in seguito agli attacchi contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Teheran, a sua volta, ha risposto con attacchi contro basi e alleati americani nella regione. È interessante notare che il Qatar, che funge da mediatore nei negoziati di pace, non veniva attaccato dall'Iran da aprile, e gli Emirati Arabi Uniti dall'inizio di maggio, il che segnala un'estensione dell'attuale ondata di escalation.

Washington e Teheran si accusano a vicenda di aver compromesso gli accordi raggiunti tramite i mediatori.

Inoltre l'Iran continua a considerare la minaccia al traffico nello Stretto uno strumento chiave di pressione. Il volume di traffico è crollato al minimo delle ultime cinque settimane: secondo i dati di Kpler, solo sei navi hanno attraversato lo stretto domenica.

In questo contesto, il mercato petrolifero ha invertito nuovamente la rotta, con i prezzi del Brent che sono saliti a 80 dollari al barile. Anche l'indice del dollaro USA ha mostrato dinamica positiva, testando la soglia di 101. Tuttavia, i rialzisti del dollaro non sono riusciti a lanciare un'offensiva su vasta scala: lo slancio iniziale si è rapidamente esaurito.

Ciò non significa necessariamente che le posizioni long siano di nuovo rilevanti per la coppia EUR/USD. Mentre l'impennata dei prezzi della scorsa settimana è stata usata come pretesto per aprire posizioni long, oggi gli operatori si comportano con molta più cautela. La crisi in Medio Oriente si protrae e non ci sono ancora segnali convincenti di una ripresa del processo negoziale.

Come già detto, nelle dichiarazioni ufficiali di Teheran si percepisce una retorica piuttosto dura. Ad esempio, ieri, funzionari del Ministero degli Esteri iraniano hanno affermato che gli sforzi diplomatici "si sono rivelati vani di fronte agli attacchi americani". Il messaggio è stato quasi subito rilanciato dai media statali, accentuando l'impressione di un completo stallo nei rapporti tra Washington e Teheran.

Secondo fonti di vari media, le richieste chiave di Teheran restano invariate: mantenere il controllo sullo Stretto di Hormuz, tutelare il suo programma nucleare e sostenere i gruppi armati alleati, inclusa Hezbollah. Le autorità iraniane chiedono altresì agli Stati Uniti e loro alleati nel Golfo di rinunciare a tentativi di contestare il controllo della Repubblica Islamica sullo Stretto. Si sostiene inoltre che, allo stato attuale, Teheran non mostri disponibilità a compromessi significativi.

Il Financial Times segnala un rafforzamento recente delle posizioni dell'ala radicale e militare all'interno dell'Iran, contraria a concessioni sostanziali agli Stati Uniti. Secondo la maggioranza degli analisti interpellati dal FT, è proprio questo campo a esercitare oggi un'influenza determinante sulla politica estera della Repubblica Islamica.

Sommando gli elementi riportati dalle principali agenzie di stampa, al momento non esistono conferme di un'imminente ripresa di un nuovo round negoziale. Ciò non implica però che il processo diplomatico sia definitivamente bloccato: al contrario, la maggior parte delle pubblicazioni indica che i mediatori continuano a lavorare dietro le quinte, in attesa che l'intensità delle ostilità si attenui.

A mio avviso, valutando gli scenari probabili per il prossimo periodo, la ripresa di contatti indiretti tramite intermediari appare abbastanza plausibile (circa 60–70%), poiché né Washington né Teheran — nemmeno la sua ala radicale — hanno interesse a un'escalation incontrollata e prolungata. Meno probabile (circa 20–30%) è invece la ripresa di colloqui pieni e diretti nei prossimi giorni: per questo occorrerebbe almeno la cessazione reciproca dei raid e una relativa stabilizzazione della situazione attorno allo Stretto di Hormuz.

In queste condizioni fondamentali, per la coppia EUR/USD è ragionevole assumere una posizione attendista. Dalla reazione della coppia emerge che anche un forte aumento delle tensioni geopolitiche non genera automaticamente una domanda sostenuta di dollari. Allo stesso tempo, l'euro non ottiene un vantaggio sufficiente per lanciare una ripresa convincente al rialzo. Nel prossimo futuro il fattore cruciale per la coppia non sarà tanto l'escalation in sé, quanto la sua evoluzione: segnali di ripresa dei colloqui tramite intermediari potrebbero indebolire il dollaro come bene rifugio; viceversa nuovi attacchi nella regione, l'espansione del conflitto o ulteriori restrizioni alla navigazione nello Stretto potrebbero scatenare ondate di domanda di breve termine per il greenback.

In altre parole, il mercato al momento oscilla tra la speranza di un accordo diplomatico e il rischio di una nuova escalation; di conseguenza qualsiasi decisione di trading su EUR/USD — sia long sia short — resta carica di rischi.