La coppia USD/JPY attacca il livello di resistenza 162,70 (a 162,70 (la linea superiore delle Bande di Bollinger su D1, che coincide con la linea superiore delle Bande di Bollinger su W1) per la terza settimana consecutiva, segnalando la persistente fragilità dello yen. Per la terza settimana consecutiva i trader cercano di avvicinarsi ai confini della soglia 163, ma finora senza successo. È interessante notare che, anche durante i periodi di ribasso dell'indice del dollaro, gli acquirenti di USD/JPY si mostrano piuttosto fiduciosi, sfruttando quasi ogni significativo ritracciamento come pretesto per aprire posizioni long.
A mio avviso, la tenuta della coppia si spiega col fatto che il mercato ha smesso di considerarla esclusivamente come derivata della dinamica del dollaro. Nelle ultime settimane, il motore principale della crescita non è tanto il greenback quanto la debolezza strutturale dello yen. Di conseguenza, anche nei giorni in cui il DXY cala, USD/JPY resta stagnante o arretra di poco.
Se analizziamo le cause dirette di questo comportamento, possiamo individuare diversi fattori.
Primo, il mercato ha praticamente rinunciato alle attese di un inasprimento ulteriore della politica monetaria da parte della Banca del Giappone. Se fino a qualche mese fa gli investitori si attendevano uno o due rialzi dei tassi entro fine anno, oggi queste proiezioni sono state notevolmente riviste al ribasso. L'economia giapponese mostra ancora una domanda interna debole, i redditi reali delle famiglie sono sotto pressione e gli ultimi dati macro segnalano un rallentamento dell'attività. In tali condizioni la BoJ ha poco spazio per aumentare i tassi, almeno nel prossimo futuro.
Secondo, il differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone si è di nuovo ampliato. Nonostante un certo indebolimento del dollaro (soprattutto dopo i dati CPI e PPI statunitensi più deboli), i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi restano molto inferiori a quelli americani. Se il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni si è ridotto solo leggermente e quello dei titoli di Stato giapponesi è rimasto pressoché invariato, l'attrattiva degli asset in dollari rispetto a quelli giapponesi resta pressoché immutata.
Terzo, derivante in gran parte dai precedenti, è la persistenza dell'attrattiva della strategia di carry trade. Anche se il mercato comincia a scontare una traiettoria più accomodante per la politica della Fed, i costi di finanziamento in Giappone rimangono così bassi che gli investitori continuano a utilizzare attivamente lo yen come valuta di finanziamento. In altre parole, continuano a vendere yen e a convogliare i fondi verso asset a rendimento più elevato, il che sostiene automaticamente la domanda di USD/JPY.
C'è un altro fattore importante che contribuisce alla crescita della coppia: il mercato ha quasi smesso di prendere sul serio la minaccia di interventi valutari da parte delle autorità giapponesi. Ogni volta che la coppia si avvicina al bordo superiore del range consolidato (zona 162,60–162,70), i rappresentanti del Ministero delle Finanze rilanciano interventi verbali, ma il mercato ha sviluppato una sorta di "immunità" a questi segnali.Ad esempio, oggi il Ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito che le autorità sono pronte ad adottare "misure decisive" se necessario. Tuttavia, la reazione del mercato è stata praticamente nulla. La coppia ha continuato a scambiare nella regione 162,30-162,50, ovvero vicino ai massimi pluriennali. Ciò indica che gli operatori non interpretano più queste affermazioni come un segnale di intervento imminente. Questo è particolarmente vero poiché Katayama ha ripetutamente utilizzato una formulazione praticamente identica negli ultimi mesi ("pronti ad agire", "adotteremo misure appropriate", "pronti ad agire con decisione", ecc.). La ripetizione regolare di tali dichiarazioni ne ha ridotto significativamente l'efficacia: il mercato ha di fatto smesso di percepirle come un segnale di intervento immediato da parte del governo. In altre parole, stiamo assistendo a un classico esempio dell'effetto attenuato degli interventi verbali. Finché non emergeranno segnali concreti di preparazione a interventi valutari su larga scala, è probabile che gli operatori di mercato continuino a riacquistare USD/JPY dopo ogni ritracciamento più o meno significativo.
Anzi, anche nell'ipotesi di un intervento le posizioni long resterebbero comunque prioritarie. Un intervento su larga scala potrebbe solo rafforzare lo yen temporaneamente, perché le principali cause della sua "debolezza" — il divario dei tassi di interesse tra Stati Uniti e Giappone, la continua attrattiva del carry trade e l'atteggiamento attendista della banca centrale giapponese — rimarrebbero inalterate.
In sintesi, il contesto fondamentale attuale favorisce un ulteriore rialzo di USD/JPY. Tuttavia la prossimità della coppia alla zona di potenziale intervento delle autorità giapponesi aumenta significativamente il rischio di movimenti ribassisti bruschi. I ritracciamenti correttivi vanno dunque visti come opportunità per aprire long, mentre nella fascia 162,60–162,70 è sensato considerare prese di profitto, dato che l'avvicinamento al livello di 163 incrementa la probabilità di una reale azione di intervento da parte delle autorità.