Zero invece di crescita: l'industria dell'Eurozona ristagna, i beni strumentali crollano dell'1,4%

La produzione industriale dell'eurozona a giugno si è completamente arrestata, registrando una dinamica nulla su base mensile dopo il +0,3% di maggio. Il risultato è stato inferiore alle stime, che indicavano un incremento dello 0,1%. Nell'UE la produzione ha rallentato allo 0,2% dallo 0,3% di maggio. Su base annua, il quadro è ancora più desolante: la produzione dell'Eurozona è cresciuta solo dello 0,1%, mentre quella dell'UE nel suo complesso è aumentata dello 0,6%.

La struttura dei dati di giugno mette a nudo il problema principale dell'industria europea. La produzione di beni strumentali – ovvero macchinari, attrezzature e tutto ciò che le aziende acquistano per espandere la capacità produttiva – è crollata dell'1,4% su base mensile. I beni intermedi hanno perso lo 0,8%. Questi due segmenti riflettono direttamente la domanda di investimenti e lo stato delle catene produttive; la loro debolezza significa che le imprese continuano a non affrettarsi a investire nello sviluppo.

Il calo è stato compensato da categorie totalmente diverse. La produzione di beni di consumo non durevoli è schizzata del 3,0%, l'energia è aumentata dell'1,5% e i beni durevoli sono cresciuti dello 0,3%. La dispersione tra Paesi è stata estrema: la Danimarca guida la crescita con +5,4%, seguita dalla Croazia con +5,2%. All'estremo opposto il Lussemburgo ha registrato un crollo del 10,7%, movimento eccezionale per dati mensili.

La parte più interessante del rapporto non sono tanto i numeri in sé, quanto la loro discrepanza con le indagini sull'attività economica. Ricordo che il PMI manifatturiero dell'eurozona di luglio ha segnato 51,9 punti, mentre l'indice del livello di produzione è volato a 52,9, massimo in 52 mesi. Tuttavia i dati rigorosi di Eurostat relativi a giugno non confermano questo ottimismo. È la classica situazione in cui la statistica effettiva resta indietro rispetto al miglioramento del sentiment delle imprese, lasciando aperto il dubbio se i sondaggi riflettano un vero cambiamento o soltanto aspettative che devono ancora materializzarsi.

Va inoltre osservato che nel rapporto figura un valore di maggio pari a +0,3%, mentre nel comunicato Eurostat di luglio la produzione di maggio era stata stimata in calo dello 0,2%. Ciò segnala una revisione al rialzo importante, da verificare nel testo definitivo del comunicato quando sarà pubblicato sul sito ufficiale di Eurostat.

Per la BCE i dati di giugno costituiscono un quadro scomodo. La debolezza dei beni strumentali e intermedi indica una persistenza di scarsa vivacità della domanda di investimenti, mentre la crescita delle categorie di consumo e dell'energia appare più congiunturale. Il regolatore non riceve né la prova di una nuova debolezza industriale né la conferma di un'accelerazione generalizzata, ma un quadro misto che non fornisce argomenti né ai falchi né alle colombe alla vigilia della riunione di settembre.