Il WTI è sceso dal massimo settimanale e si attesta ora intorno a 90$ al barile; il Brent ha perso lo 0,3% a 95,34$. Dietro al ritracciamento ci sono le dichiarazioni del presidente Trump secondo cui le rinnovate azioni contro l'Iran «probabilmente non dureranno a lungo», e la sua riaffermazione che Washington controlla lo Stretto di Hormuz. Rispondendo mercoledì a una domanda sui tempi della campagna di bombardamenti, Trump ha detto: «Non credo che durerà a lungo».
I fatti precedenti erano però importanti: martedì sera le forze armate statunitensi hanno effettuato il secondo giro di attacchi in tre giorni, prendendo di mira sistemi radar e mezzi per il minamento lungo la costa meridionale dell'Iran. Teheran ha risposto con ondate di droni e missili contro basi americane in Medio Oriente, secondo uno schema ormai ripetuto durante i sei mesi di conflitto. È significativo che mercoledì sera non siano state annunciate nuove azioni statunitensi: questa pausa, insieme alle parole di Trump, ha raffreddato i mercati.
Il presidente ha descritto l'operazione con sicurezza, pur lasciando la porta aperta a nuove escalation: «Abbiamo distrutto tutte le nuove infrastrutture che stavano cercando di costruire lungo lo Stretto di Hormuz, alcune difensive, altre offensive», ha detto riferendosi ai raid precedenti, aggiungendo: «La notte scorsa c'è stato un attacco molto potente, e siamo pronti a farne un altro in qualunque momento».
Va però sottolineato che il ritracciamento cambia poco il quadro generale. Il benchmark segna ancora circa +7% sulla settimana e +57% da inizio anno, una performance che alimenta crescenti preoccupazioni sulle conseguenze economiche man mano che si avvicina l'inverno. I carburanti aumentano ancora più velocemente del greggio: i prezzi al dettaglio del diesel negli USA sono prossimi ai massimi quadriennali, e il balzo dei costi energetici è stato uno dei fattori che ha innescato la recente ondata di vendite sul mercato obbligazionario globale.
Numerosi segnali indicano che il conflitto potrebbe protrarsi per molti mesi, elemento cruciale per valutare la solidità del ritracciamento attuale. La situazione è tale che i prezzi possono tornare a salire in qualsiasi momento: il calo osservato si basa quasi esclusivamente sulle parole di Trump e su una notte senza attacchi, mentre l'infrastruttura fisica del conflitto — inclusi 50.000 militari americani e gli attacchi ancora in corso contro il Kuwait — resta intatta. Basta un nuovo ciclo di raid o un colpo a una petroliera nello Stretto per annullare il ritracciamento in poche ore. Considerando che i depositi europei di gas sono riempiti solo per il 65% e che i margini sul diesel sono ai livelli record, la capacità del mercato energetico di assorbire un nuovo shock è minima.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 92,50$. Questo permetterebbe di puntare a 96,54$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 100,40$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 89,54$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 87,08$, con prospettiva di calare fino a 84,40$.