Il petrolio oltre i 100$ al barile, i rendimenti dei titoli di Stato ai massimi pluriennali, l'inflazione salita al 3,4%: secondo tutte le regole del gioco il mercato azionario avrebbe dovuto crollare. Invece l'S&P 500 ha interrotto una serie di quattro sessioni negative.
Andamento degli indici azionari
Il ritracciamento del Brent ha ampiamente compensato i dati CPI di agosto, superiori alle attese. A volte tutto ciò che Wall Street desidera è chiarezza, anche se questa significa dolore dovuto a tassi più elevati. Il rapporto sull'inflazione è risultato caldo, ma non tanto da cambiare radicalmente il quadro, e dopo settimane di speculazioni il mercato ha finalmente ottenuto una certezza alla vigilia della riunione FOMC. I futures CME ora prezzano circa l'87% di probabilità di un inasprimento monetario della Fed a settembre.
La settimana è stata comunque dura per le azioni. L'S&P 500 ha perso l'1,8% da lunedì a giovedì. L'agognata soglia degli 8.000 punti, che sembrava a portata di mano il 13 agosto con un massimo intraday, si è di nuovo allontanata. A ostacolare la salita hanno contribuito i rendimenti dei Treasury in rapido aumento, l'inflazione persistente, le attese hawkish sui tassi e il calo del sentiment dei consumatori.
Velocità della marcia dell'S&P 500 verso la soglia degli 8.000 punti
I rendimenti più alti dei Treasury danneggiano le azioni non solo in modo diretto, rendendo il credito più caro e rallentando l'economia, ma anche indirettamente: rendono le obbligazioni sicure più attraenti rispetto alle azioni rischiose. In RBC Capital Markets ora si aspettano tre rialzi dei tassi della Fed entro fine anno. La società avverte che tassi più elevati possono sovraccaricare anche una forte crescita degli utili. CFRA ha alzato il target sull'S&P 500 a 8.050 da 7.400 dopo risultati trimestrali positivi, ammettendo onestamente: «Siamo in una fase di incertezza e nessuno sa quale catalizzatore spingerà le azioni più in alto: che si tratti di un calo dell'inflazione, di scoperte rivoluzionarie nell'intelligenza artificiale o dei rischi legati ai rendimenti e al petrolio».
È proprio questa apparente calma, a fronte di crescenti rischi macroeconomici, che fa venire in mente l'analogia dell'anatra. Il mercato azionario si comporta come un'anatra: tranquillo in superficie, ma sotto l'acqua pesta furiosamente. Alcuni professionisti di Wall Street guardano addirittura al periodo della fine degli anni '90, quando i titoli tecnologici hanno attraversato un ciclo di rialzi dei tassi e un balzo dei rendimenti prima di capitolare in una dura vendita dopo anni.
Una vecchia regola di Wall Street è che i mercati rialzisti finiscono quando l'economia crolla o la Fed inasprisce la politica monetaria fino a spezzare qualcosa. Per ora nessuna delle due condizioni è pienamente soddisfatta. Ma il rischio di rialzi dei tassi è chiaramente tornato al centro della scena.
Tecnicamente, il grafico giornaliero dell'S&P 500 mostra un ritorno al suo valore equo a 7.675. Una rottura di questo livello, seguita da un rialzo al di sopra delle medie mobili e da un andamento dei prezzi all'interno del cuneo, costituirebbe un segnale di acquisto. Al contrario, un test fallito fornirebbe le basi per una strategia di vendita.