Le obbligazioni dell'Asia-Pacifico sono salite insieme ai futures sui Treasury statunitensi, poiché il calo del prezzo del petrolio ha attenuato i timori inflazionistici dopo che Washington ha segnalato progressi nei colloqui diplomatici per porre fine alla guerra con l'Iran. I titoli di Stato australiani e neozelandesi hanno registrato un rialzo, con i rendimenti decennali di entrambi i Paesi in calo di almeno tre punti base.
I futures sugli indici azionari statunitensi restano intorno ai loro massimi storici. L'indice MSCI Asia Pacific guadagnava lo 0,1% dopo un aumento fino allo 0,5% in precedenza; il Kospi sudcoreano, indicatore del sentiment sugli investimenti nell'intelligenza artificiale, ha ridotto i guadagni all'1,9%; l'indice tecnologico di Hong Kong è sceso dell'1%, con le azioni Alibaba in calo del 3%.
Il Brent si avvia alla sua più lunga serie di ribassi in un anno dopo che il presidente Donald Trump ha definito «molto positivo» l'incontro tra funzionari americani e rappresentanti iraniani, confermando la ripresa degli sforzi diplomatici per risolvere il conflitto. Il petrolio è sceso dell'1,1% a circa 98,20 dollari al barile, avvicinandosi alla sesta sessione consecutiva di calo. È questa dinamica diplomatica, più che le statistiche, a determinare attualmente il sentiment generale del mercato: i trader si concentrano sulle notizie legate all'Iran come principale indicatore per capire se il petrolio continuerà a scendere, e con esso i rendimenti obbligazionari che a inizio mese avevano toccato massimi pluriennali.
Il nuovo agente AI di Meta Platforms, Muse, rimane sotto i riflettori, innescando un'impennata del 7,1% delle azioni di Shopify in seguito all'annuncio di una partnership tra le due società. L'indice del dollaro ha proseguito il rialzo per la quarta seduta consecutiva, guadagnando lo 0,1%, mentre gli investitori restano focalizzati sui discorsi dei rappresentanti della Fed, che negli ultimi giorni hanno inviato segnali chiari su ulteriori rialzi dei tassi. L'oro è sceso dello 0,4% a circa 4.345 dollari l'oncia, mentre Bitcoin si è mantenuto stabile intorno agli 86.600 dollari.
Un tema a parte della settimana è il prossimo summit tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, che aggiunge ulteriore incertezza anche senza il fattore Iran. Trump ospita Xi a Washington per una visita che è ampiamente considerata più una questione di protocollo che di politica, e le aspettative di una svolta nelle annose controversie commerciali tra le due maggiori economie mondiali sono basse.
A mio avviso, il punto di svolta cruciale nei prossimi giorni non sarà l'incontro Trump-Xi in sé, dal quale il mercato non si aspetta una svolta decisiva, ma se i progressi dell'Iran saranno confermati da passi concreti, e non solo dalla retorica su un incontro «molto positivo». Se la diplomazia farà progressi reali, non escludo un proseguimento del calo del petrolio verso i 90 dollari e oltre, con conseguente discesa dei rendimenti obbligazionari; al contrario, un fallimento dei negoziati potrebbe rapidamente invertire petrolio, oro e dollaro, soprattutto considerando la già scarsa liquidità in Asia prima delle festività.
Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 7.774$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 7.793$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 7.810$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 7.756$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 7.737$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 7.718$.