Obbligazioni e azioni hanno continuato a scendere lunedì, i prezzi del petrolio sono aumentati e i metalli preziosi hanno subito un'altra forte ondata di vendite dopo che Donald Trump ha respinto l'ultima proposta iraniana di aprire lo Stretto di Hormuz. Il Brent è aumentato del 3% fino a circa 107,50 dollari al barile, il dollaro si è rafforzato contro la maggior parte delle principali valute. Venerdì il mercato sperava che i negoziati avvicinassero un'intesa; lunedì ha mostrato il contrario. L'indice MSCI Asia Pacific ha perso lo 0,8% e l'indicatore delle azioni cinesi continentali ha toccato il minimo annuale. I futures sullo S&P 500 hanno perso lo 0,4% e l'Europa si prepara a un'apertura debole.
Nonostante Teheran non abbia attenuato le sue richieste e rimanga ferma sul suo piano, che prevede l'apertura dello Stretto in sette giorni, Trump ha dichiarato in un'intervista di domenica che Washington avrebbe potuto accettare le condizioni dell'Iran circa un anno fa, ma non ora. Nel frattempo, il presidente prevede che i negoziati riprendano questa settimana.
Trump ha quindi respinto la proposta ma rimane disponibile al dialogo: una porta chiusa con un piede appoggiato. A guadagnarci è l'Iran, che mantiene leva negoziale; a perderci sono i paesi importatori, per i quali ogni settimana senza chiarezza significa energia più cara.
I prezzi elevati dell'energia alimentano l'inflazione, e l'inflazione esercita pressione sulla Fed. Il rendimento dei Treasury a 2 anni, molto sensibile alle attese sui tassi, è salito di 6 punti base a 4,91%, riaffermando la pressione sui mercati; quello a 10 anni è aumentato di 5 punti, annullando il calo di venerdì legato alle speranze di accordo. Il mercato adesso prezza pienamente almeno un altro rialzo di 25 punti base entro l'anno, dopo il primo aumento dei tassi da parte della Fed questo mese (primo dal 2023).
Perché l'oro scende nonostante il rischio geopolitico? Perché oggi prevale l'impatto dei tassi: l'oro ha perso circa il 2,4% a circa 4.180 dollari l'oncia, mentre l'argento ha perso il 4%. Entrambi i metalli non generano interessi e, più alti sono i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari, più costoso diventa detenerli. Il ciclo è noto: il petrolio alimenta l'inflazione, l'inflazione fa salire i tassi e, in definitiva, i metalli perdono il loro sostegno. Significativamente, nemmeno il rischio geopolitico è riuscito a mantenerli stabili.
Finché il conflitto persiste, il mercato vivrà con l'aspettativa di inflazione elevata e costo del denaro alto. Tuttavia l'economia USA appare sufficientemente robusta da reggere ulteriori rialzi senza cadere in recessione. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha osservato che gli operatori dovrebbero mantenere un atteggiamento aperto sui tassi, poiché i guadagni di produttività derivanti dall'intelligenza artificiale e la deregolamentazione potrebbero frenare l'inflazione, ma il mercato non ne è ancora convinto.
Per quanto riguarda il mercato valutario, gli operatori ascolteranno oggi i discorsi della Presidente della BCE Christine Lagarde e del Vice Governatore della Banca d'Inghilterra Sir David Ramsden. Ritengo che una retorica dura di Lagarde potrà solo parzialmente sostenere l'euro, mentre un tono morbido di Ramsden lascerà la sterlina priva di sostegno.
Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 7.718$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 7.737$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 7.756$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 7.698$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 7.679$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 7.656$.