Oggi il petrolio è sceso dopo tre giorni di rialzi innescati dai timori che l'espansione del conflitto in Medio Oriente potesse ostacolare il ripristino delle forniture dalla regione. Il Brent è sceso a 105 dollari al barile dopo essere aumentato di oltre il 6% nelle tre sedute precedenti, mentre il WTI è scambiato sotto i 93 dollari. Per confronto, il 9 ottobre il Brent era a 102,94 dollari al barile, mentre il WTI era a 90,37 dollari. Lunedì mattina, il Brent era salito a 105,63 dollari. I prezzi del diesel a New York sono scesi per il terzo giorno consecutivo dopo che la Russia ha accettato di immettere sul mercato maggiori volumi su richiesta di Donald Trump.
La principale fonte del rialzo sono stati gli attacchi degli Houthi al principale aeroporto di Riyadh, che hanno aumentato la pressione su Washington affinché si coinvolga più attivamente nel conflitto yemenita. Gli attacchi del fine settimana hanno ucciso almeno 16 persone, tra cui un cittadino statunitense, e ne hanno ferite circa 300; Trump ha dichiarato che prenderà in considerazione la partecipazione a azioni insieme alle forze saudite contro il gruppo sostenuto dall'Iran. Ciò è avvenuto poco dopo una campagna delle forze guidate da Riyadh per riconquistare le aree occupate dagli Houthi, e in un contesto di crescenti attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo l'annunciata «tregua energetica» tra Russia e Ucraina ha cominciato a sfaldarsi. Trump ha detto che l'accordo veniva violato, mentre Volodymyr Zelensky ha risposto che l'Ucraina continuerà a colpire la Russia, poiché le infrastrutture energetiche ucraine restano sotto attacco.
L'Arabia Saudita sta al contempo cercando soluzioni per esportare petrolio evitando lo Stretto di Hormuz. Il ministro dell'Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, ha dichiarato lunedì che Saudi Aramco potrebbe aggiungere 1,2 milioni di barili al giorno di capacità esportabile in sette‑otto settimane riconvertendo gasdotti esistenti. Entro due o tre anni, il paese prevede di espandere la capacità totale dei gasdotti che aggirano lo stretto del 40%, portandola a 10 milioni di barili al giorno. Ricordo che il gasdotto East‑West, dopo la chiusura di settembre, è tornato operativo e il 7 ottobre trasportava 5,8 milioni di barili al giorno: è dunque una riserva di capacità reale, ma non una soluzione immediata.
Alcune banche di Wall Street affermano che le forniture di greggio dalla regione sono quasi tornate ai livelli pre‑crisi, e secondo JPMorgan Chase sono state intorno al 98%.
A mio avviso, il Brent si manterrà nella fascia tra i 100 e i 108 dollari nelle prossime sedute, con i rischi orientati al rialzo. Un coinvolgimento degli Stati Uniti negli attacchi contro gli Houthi o un nuovo attacco alle infrastrutture saudite potrebbero spingere rapidamente il prezzo sopra i 106 dollari, mentre una rottura al di sotto dei 100 dollari è improbabile finché le petroliere stanno evitando il Golfo e il premio per il rischio resta elevato. L'attenuazione della pressione sul diesel dovuta alle forniture russe e alle riserve europee avrà probabilmente un impatto maggiore sui prodotti raffinati rispetto al petrolio greggio, il che significa che la pressione inflazionistica sulla Fed e sulla BCE rimarrà.
Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 92$. Questo permetterebbe di puntare a 96$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 100$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 89$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 87$, con prospettiva di calare fino a 83$.