Il petrolio si prepara a chiudere la settimana con un secondo rialzo settimanale

Il petrolio è pronto a chiudere la settimana con il secondo guadagno consecutivo, poiché i crescenti rischi sulle forniture dal Medio Oriente hanno più peso rispetto al nuovo rilascio di scorte d'emergenza. Il Brent è sceso a 105 dollari al barile, ma è già in rialzo dello 0,5% dall'inizio della settimana, rispetto ai 106,30 dollari di mercoledì. Il West Texas Intermediate (WTI) si aggira intorno ai 97 dollari, in calo rispetto ai 94 dollari di giovedì, e il divario tra i due tipi di greggio si è ridotto grazie al calo dei prezzi del greggio statunitense, che ha sostenuto la domanda.

Washington sta esercitando pressione sui prezzi. I Paesi dell'AIE si sono impegnati a completare il rilascio dei rimanenti 100 milioni di barili su sollecitazione dei funzionari americani. Donald Trump sta cercando di abbassare gli elevati prezzi della benzina e del diesel sul mercato interno, poiché l'aumento dei costi energetici dovuto alla guerra con l'Iran rimane una delle principali preoccupazioni degli elettori in vista delle elezioni di medio termine del prossimo mese.

L'incertezza sui flussi fisici dal Golfo Persico però cresce, pur se all'inizio della settimana la situazione sembrava migliorare. Il Comando Centrale USA ha confermato che la portacontainer GFS Pride, battente bandiera di Singapore, è affondata nello Stretto di Hormuz questa settimana dopo essere stata colpita da un proiettile del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Tuttavia nelle ultime 24 ore hanno transitato attraverso lo Stretto più di 40 navi, quindi i flussi continuano: per questo il mercato reagisce con prudenza ai rischi e non con panico.

La geopolitica resta inquietante. Trump non ha escluso l'uso di bombe contro l'Iran dopo le elezioni, e la CNN ha riferito che gli USA hanno elaborato piani d'attacco che potrebbero includere armi nuove. In questo contesto molti esperti hanno alzato la probabilità di un'escalation dal 35% al 65%, ritenendo che l'attuale confronto non sia più sostenibile per gli USA. Per il petrolio ciò significa che ogni diminuzione della tensione potrebbe essere temporanea e che il rischio di escalation rimane il principale fattore di possibili rialzi dei prezzi.

I dati USA confermano la tensione sul mercato. Le scorte di greggio statunitensi nella scorsa settimana sono calate di 8,6 milioni di barili — il calo più marcato da febbraio — mentre i dati del settore del giorno precedente indicavano un calo di 11,1 milioni.

Questo è significativo per l'inflazione e per la Fed. Il petrolio caro sostiene la pressione sui prezzi al consumo e di produzione, già emersa nei dati di settembre, e Kevin Warsh non ha fornito al mercato promesse su prossimi passi. Pertanto qualsiasi rialzo del Brent riporterà la questione dei tassi al centro dell'attenzione, mentre una discesa darebbe respiro a dollaro e azioni.

Finché gli Stati Uniti rilasceranno riserve e il flusso di navi attraverso Hormuz continuerà, è probabile che il Brent si mantenga nella fascia tra i 104 e i 106 dollari, mentre il WTI continuerà a ridurre il divario con il greggio europeo. Tuttavia, il rischio è unilaterale, poiché un'escalation con l'Iran o ulteriori attacchi alle navi porterebbero rapidamente il prezzo sopra i 106 dollari, mentre un calo significativo è possibile solo con una reale svolta diplomatica.

Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 98$. Questo permetterebbe di puntare a 101$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 104$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 95$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 92$, con prospettiva di calare fino a 89$.