L'Iran definisce insoddisfacente la risposta degli Stati Uniti.

Il petrolio sta tentando di tornare oggi al minimo di un mese, mentre gli operatori valutano i segnali contrastanti riguardanti i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Il Brent si aggira intorno ai 104 dollari al barile, dopo un'impennata di oltre 6 dollari martedì, quando ha raggiunto i 106,53 dollari in Asia, mentre il WTI si mantiene intorno ai 96 dollari.

Teheran e Washington stanno esaminando nuove proposte dei mediatori, ma il segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale iraniano ha scritto che la risposta statunitense per ora non lo soddisfa. Ricordo che la diplomazia si svolge sullo sfondo di settimane di tensione: l'Iran ha intensificato gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, e Trump aveva minacciato nuovi raid dopo le elezioni. I prezzi del petrolio sono crollati lunedì in seguito a segnali di progresso, ma martedì sono tornate forti oscillazioni, poiché i disaccordi rimangono profondi.

Lo stesso Trump parla di cautela. In un'intervista ha affermato che gli USA non hanno piani immediati di attaccare l'Iran e ha aggiunto: «Siamo pronti se necessario, ma forse non ci saranno motivi». Molti esperti ritengono che le recenti elezioni siano state importanti solo come tappa fondamentale del calendario, dopo la quale la Casa Bianca potrebbe godere di maggiore flessibilità, dato che l'impatto politico degli alti prezzi della benzina è stato in gran parte scontato prima del voto.

Oltre alla diplomazia, sui prezzi grava il mercato fisico. Il ripristino delle esportazioni dal Golfo Persico per la prima volta da luglio rende l'offerta a breve termine più vicina alla domanda, e i prezzi dei lotti del Mare del Nord sono calati. Saudi Aramco ha dichiarato che massimizzerà la produzione in questo trimestre, aumentando le forniture verso livelli vicini a quelli pre‑crisi.

Supporto al mercato è arrivato anche dai dati sulle scorte USA. Secondo l'American Petroleum Institute le scorte di greggio nella scorsa settimana sono diminuite di 5,3 milioni di barili. Se i dati ufficiali di mercoledì confermeranno la stima, sarà la quinta riduzione consecutiva. Vale ricordare che il Brent da inizio anno è salito oltre il 70%, poiché la guerra durata nove mesi ha turbato le forniture dal Golfo e ha fatto lievitare i prezzi di diesel e benzina, anche negli USA.

Tutto ciò implica che il petrolio resta schiavo delle notizie sull'Iran, mentre l'aumento dell'export dal Golfo frena il rialzo dei prezzi. A mio avviso, in assenza di una svolta nei negoziati il Brent continuerà a muoversi in un ampio intervallo intorno a 100 dollari, mentre qualsiasi nuova escalation riporterà rapidamente i prezzi verso l'alto.

Dal punto di vista tecnico, per gli acquirenti è importante conquistare la resistenza immediata a 98$. Questo permetterebbe di puntare a 101$, livello oltre il quale la rottura sarebbe piuttosto difficile. Target più ambizioso: area 105$. Se il petrolio dovesse scendere, i ribassisti tenteranno di prendere il controllo di 95$. Se ciò dovesse accadere, la rottura del range infliggerebbe un duro colpo alle posizioni long e potrebbe spingere il petrolio verso il minimo a 92$, con prospettiva di calare fino a 89$.