Il rapido apprezzamento dello yen è diventato fonte di crescente ansia nei mercati finanziari internazionali. A seguito delle dichiarazioni delle autorità e dei regolatori giapponesi sulla loro disponibilità a intervenire sul mercato valutario in caso di ulteriore indebolimento dello yen, la valuta si è rafforzata significativamente. Se venerdì il cambio era di 159 yen per dollaro, entro lunedì è sceso a 154,17 yen per dollaro. La volatilità sul mercato valutario è stata tale che la Federal Reserve Bank di New York ha contattato operatori di mercato per discutere delle transazioni in yen e dollaro.
L'investitore Michael Burry, noto per la sua previsione della crisi finanziaria del 2008, ha dichiarato che lo yen «è da tempo maturo per un’inversione di tendenza». Secondo lui, se i tassi in Giappone dovessero salire e quelli negli USA dovessero scendere, ciò potrebbe causare un ritorno di capitali in Giappone. Un deflusso di fondi così ingente, con uno spostamento del focus geografico degli investimenti, potrebbe esercitare una pressione significativa sulle azioni e sulle obbligazioni statunitensi. Michael Wilson, stratega di Morgan Stanley, condivide in parte queste preoccupazioni, osservando che molti investitori giapponesi si aspettano un rafforzamento dello yen fino a 140–145 yen per dollaro.
Tuttavia, Wilson rimane cautamente ottimista sul mercato statunitense, prevedendo un aumento degli utili delle società dell’S&P 500 di circa il 17%, fattore che dovrebbe sostenere le azioni USA nonostante le oscillazioni valutarie. Ciononostante, egli riconosce che i movimenti bruschi sul mercato dei cambi rappresentano un rischio chiave nel breve termine. In questo contesto di incertezza, l’indice S&P 500 ha chiuso la settimana precedente in calo, segnando la seconda settimana consecutiva di ribasso, riflettendo la prudenza degli investitori che seguono con attenzione la performance dello yen e le sue implicazioni globali.