Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha affermato che il rapido sviluppo e la diffusione su larga scala delle tecnologie di intelligenza artificiale non porteranno a un’apocalisse globale del mercato del lavoro. Intervenendo in collegamento video a una conferenza a Sydney, il capo del colosso tecnologico ha riconosciuto che le sue iniziali preoccupazioni riguardo alla totale distruzione dei posti di lavoro d’ufficio e alla riduzione dei lavoratori qualificati di livello base si sono rivelate errate. Secondo Altman, il management della startup aveva previsto correttamente il ritmo del progresso tecnologico al momento del lancio di ChatGPT nel 2022, ma aveva gravemente sottovalutato la portata dell’impatto socioeconomico a breve termine.
Lo sviluppatore ha sottolineato come, nell’integrazione delle reti neurali nei processi aziendali reali, sia emersa l’insostituibilità del fattore umano nelle attività professionali: l’interazione umana e il contatto sociale diretto restano aspetti critici in molti settori dell’occupazione, che sono praticamente impossibili da trasferire completamente agli algoritmi. Altman ha dichiarato di essere lieto di ammettere la non correttezza delle sue precedenti previsioni pessimistiche e ha respinto gli scenari catastrofici di disoccupazione totale che talvolta circolano tra altri rappresentanti del settore tecnologico.
Nonostante le dichiarazioni ottimistiche del capo di OpenAI, le statistiche economiche attuali rilevano difficoltà locali sul mercato del lavoro internazionale. Nell’ultimo anno, il numero totale di licenziamenti negli USA è aumentato del 54% su base annua, e circa 55.000 persone hanno perso il posto di lavoro direttamente a causa dell’automazione e dell’integrazione dell’intelligenza artificiale. Anche grandi istituzioni finanziarie mondiali, tra cui la banca di Singapore DBS, hanno avviato piani di riorganizzazione e riduzione del personale in conseguenza dell’adozione di nuovi strumenti digitali.