Il mercato azionario statunitense ha registrato il suo miglior risultato trimestrale degli ultimi sette anni

Nel secondo trimestre dell’anno in corso il mercato azionario statunitense ha segnato la performance trimestrale più robusta degli ultimi sette anni. Secondo i dati della società d’investimenti Finam, l’indice chiave S&P 500, che raggruppa le 500 maggiori società statunitensi, è salito del 14,5% tra aprile e giugno, il maggiore incremento trimestrale dal 2020. Un risultato così eclatante ha completamente compensato il calo primaverile e ha rilanciato il mercato su una traiettoria di costante raggiungimento di nuovi massimi storici.

Ricordiamo che a marzo i mercati azionari hanno subito una forte pressione a causa dell’incertezza geopolitica legata al conflitto con l’Iran e al conseguente aumento dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, la successiva esplosione degli utili societari, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale (AI), ha capovolto la tendenza ribassista. In poco più di un mese, l’S&P 500 è schizzato dell’11%, tanto che, all’inizio di maggio, gli analisti di Bloomberg hanno rilevato un livello «maniacale» del sentiment degli investitori su tre dei sei indicatori monitorati.

Sebbene il ritmo del rally rialzista si sia prevedibilmente rallentato, il mercato è riuscito a evitare un forte calo. Verso la fine del trimestre gli investitori si sono tuttavia mostrati più cauti: con i primi segnali di una possibile risoluzione diplomatica sul fronte iraniano, a prevalere sono tornati i timori legati a un inasprimento della politica monetaria. Il temporaneo aumento dell’inflazione ha spinto i partecipanti a scontare nei prezzi delle azioni la possibilità di un rialzo del tasso di riferimento della Federal Reserve.