Il 29 giugno, lo yen ha toccato il suo valore minimo dal 1986, 161,97 yen per dollaro, rompendo definitivamente l'importante barriera psicologica dei 160 yen. Secondo Bloomberg, il rapido indebolimento della valuta nazionale ha effetti ambivalenti sull'economia del Paese. Da un lato, la svalutazione aumenta significativamente gli utili netti dei grandi esportatori giapponesi, contribuendo ai nuovi massimi storici del mercato azionario locale. Dall'altro, il Paese ha assistito a un forte aumento della spesa per beni importati, principalmente petrolio e gas, di cui c'è carenza, infliggendo un duro colpo ai consumatori nazionali, costretti a pagare prezzi eccessivi per le risorse di base.
È notevole che il calo dello yen prosegua nonostante cambi radicali nella politica monetaria della Banca del Giappone. Il cambio di leadership alla guida della banca centrale e l'abbandono ufficiale della politica di lunga data dei tassi di interesse negativi avrebbero dovuto rafforzare la valuta nazionale. Eppure, anche dopo il recente aumento dei tassi al livello massimo dal 1995, lo yen continua a deprezzarsi. La valuta ha ignorato persino interventi senza precedenti delle autorità finanziarie, che hanno speso la cifra record di 11.730 miliardi di yen (circa 73,6 miliardi di dollari) per sostenere il tasso di cambio tra il 28 aprile e il 27 maggio. Il precedente intervento di Tokyo aveva solo temporaneamente corretto il tasso di cambio verso 155 yen per dollaro, dopodiché il trend discendente si è riavviato.
Nel contesto di un prolungato rally valutario, il ministro delle Finanze giapponese Satsuki Katayama ha tenuto colloqui d'emergenza con il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, durante i quali si sarebbe potuto discutere anche di parametri per un nuovo possibile intervento coordinato. Nonostante i ripetuti avvertimenti di Katayama sulla disponibilità delle autorità ad adottare misure severe e decise contro le speculazioni di mercato, la situazione non si è ancora risolta. Gli analisti concordano sul fatto che, oltre al protrarsi del conflitto in Medio Oriente, la dinamica del cambio è fortemente condizionata da problemi strutturali cronici del Giappone: l'invecchiamento rapido e la riduzione della popolazione minano le prospettive di crescita a lungo termine e contribuiscono a un incremento incontrollato del debito pubblico.