Il rallentamento dell'inflazione negli Stati Uniti a giugno è stato troppo forte per essere considerato l'inizio di una nuova tendenza. Gli analisti di Wolfe Research avvertono: è improbabile che il tasso di crescita zero dei prezzi al consumo si ripeta, sebbene nella seconda metà dell'anno la pressione inflazionistica dovrebbe risultare sensibilmente più debole rispetto ai picchi primaverili.
La geopolitica è diventata il principale motore delle oscillazioni dei prezzi nel 2026. Il colpo congiunto USA‑Israele all'Iran alla fine di febbraio ha fatto impennare i prezzi del petrolio e ha scatenato uno shock inflazionistico globale. La tregua temporanea firmata a metà giugno ha invece fatto crollare le quotazioni delle materie prime, alleviando il peso sugli automobilisti americani e trascinando al ribasso l'indice dei prezzi al consumo (CPI) e l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) a giugno. Tuttavia, la pausa è stata breve: questa settimana una nuova escalation tra Washington e Teheran ha nuovamente spinto il petrolio al rialzo.
Il team di Wolfe Research guidato da Stephanie Roth sottolinea che la flessione di giugno è stata in larga parte un'illusione statistica. A salvare i numeri hanno contribuito fattori una tantum: assicurazioni auto improvvisamente più economiche e pacchetti promozionali sui contratti di telefonia mobile. Gli analisti ritengono comunque che il peggiore impulso inflazionistico provocato dal conflitto mediorientale sia ormai stato assorbito, e che la spinta derivante dai dazi tenderà gradualmente ad attenuarsi.
Conta anche la stagionalità post‑Covid. Negli ultimi anni le imprese hanno sviluppato l'abitudine di aumentare aggressivamente i prezzi all'inizio dell'anno, riservando sconti e promozioni di ampia portata per la seconda metà dell'anno. Tale comportamento aziendale è difficile da catturare con i consueti aggiustamenti stagionali, per cui la prima metà dell'anno appare sistematicamente più inflazionistica.
Mentre gli analisti confidano negli sconti stagionali, la Federal Reserve si prepara a una linea dura. Il mese scorso, con il nuovo presidente Kevin Warsh al timone, il regolatore ha assunto una posizione apertamente «da falco». Metà dei 18 membri del FOMC ha inserito nelle proprie proiezioni almeno un rialzo dei tassi entro fine anno. Warsh ricorda regolarmente al mercato l'impegno inflessibile della Fed per la stabilità dei prezzi e ha già avviato una vasta revisione di tutte le operazioni monetarie della banca centrale.