Il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha difeso la decisione di Washington di sostenere lo yen giapponese e ha definito l'operazione vantaggiosa per l'America. A fine luglio il cambio dello yen rispetto al dollaro è sceso fino al minimo che non si registrava da quarant'anni, dopodiché le autorità statunitensi, insieme a Tokyo, sono intervenute sul mercato per acquistare congiuntamente la valuta giapponese. Parlando al Congresso, Bessent ha sottolineato che uno yen più forte aiuta gli esportatori statunitensi a vendere i loro prodotti. Inoltre, tale misura ha evitato al Giappone la necessità di vendere massicciamente titoli di Stato statunitensi.
I costi sostenuti dai due paesi si sono rivelati incomparabili. Il Giappone ha speso la cifra record di 96 miliardi di dollari vendendo dollari statunitensi e titoli. Le spese del Tesoro americano sono state inferiori a un miliardo. Secondo Bessent, con risorse così esigue si è riusciti a soccorrere un partner chiave e, nel contempo, guadagnare decine di milioni di dollari. L'obiettivo principale era prevenire un collasso nei mercati mondiali: il crollo dello yen minacciava un'ondata di fallimenti, panico e un brusco aumento dei costi del credito per cittadini e imprese negli Stati Uniti.
Parallelamente Bessent ha aumentato la pressione sulla Banca del Giappone in vista della prossima riunione del suo consiglio di amministrazione. Egli conta su un aumento dei tassi d'interesse, poiché solo quello può rafforzare in modo affidabile lo yen senza ricorrere a continui interventi valutari. Parlando in Texas, il ministro ha dichiarato apertamente di essere fiducioso nelle imminenti decisioni del regolatore giapponese e ha invitato gli oppositori a sfidarlo. Washington fa capire di non volersi impegnare a spendere indefinitamente risorse per una valuta straniera e attende che Tokyo adotti misure autonome per porre rimedio alla situazione.