La BCE sta monitorando il tasso di cambio dell'euro, ma finora il suo andamento non appare critico. Questa posizione è stata espressa dal governatore della Banca di Lituania, Yannis Stournaras. Secondo lui, la principale ascesa dell'euro nei confronti del dollaro americano si è verificata nella prima metà del 2025. Successivamente il mercato dei cambi si è stabilizzato. Christine Lagarde ha sottolineato che il rally di EUR/USD è già stato considerato nelle previsioni della banca centrale.
Se la coppia principale è salita del 13% negli ultimi 12 mesi, il tasso di cambio ponderato per gli scambi commerciali è aumentato solo del 7%. È difficile immaginare che un rafforzamento di tale entità possa creare problemi a un'economia orientata all'export come quella dell'area euro. Inoltre, la differenza nelle dinamiche mostra che la principale causa del rally di EUR/USD è la debolezza del dollaro USA, non la forza della valuta regionale.
Andamento dell'euro rispetto al dollaro e alle valute dei partner commerciali

La principale ragione della fuga dal greenback è la preoccupazione per le politiche di Donald Trump. Si teme che i suoi dazi rallentino l'economia USA; che la composizione del FOMC sia orientata verso tagli dei tassi e che ciò comprometta l'indipendenza della Fed; che la sua logica di "colpire i propri per scoraggiare gli altri" diminuisca l'autorità del dollaro come valuta di riserva.
Non appena Trump si calma, EUR/USD scende. L'ultimo rialzo di gennaio della coppia è stato innescato da commenti favorevoli del presidente sull'indebolimento del greenback e da voci su una possibile intervento valutario coordinato tra USA e Giappone.
In questo contesto sono saliti anche i metalli preziosi, ma quando la situazione è cambiata oro e argento sono caduti in massa. Dietro l'andamento di EUR/USD non bisogna quindi cercare le cause a Francoforte, ma piuttosto a Washington.
Andamento di EUR/USD, oro e argento

La BCE comprende bene la situazione e si mostra tollerante rispetto al rafforzamento dell'euro nei confronti del dollaro. Secondo Christine Lagarde, la banca centrale non si basa su un singolo dato: ha ignorato il rallentamento dell'inflazione nell'eurozona all'1,7% a gennaio. Il Consiglio direttivo ha bisogno di un trend per prendere decisioni, quindi è troppo presto per parlare di una ripresa del ciclo di allentamento della politica monetaria.

Gli esperti di Reuters giungono a conclusioni simili. Secondo loro, EUR/USD si attesterà vicino a 1,1800 tra un mese, per poi salire a 1,185 in tre mesi. Sul medio‑lungo termine si ipotizzano 1,20 e 1,21 rispettivamente a sei e dodici mesi. Gli esperti scontano due allentamenti da parte della Fed nel 2026 e nessuno da parte della BCE. La divergenza nelle politiche monetarie è dunque un argomento solido a favore di posizioni long sulla coppia principale, a meno che, ovviamente, Donald Trump non rovini tutto.
Tecnicamente, il grafico giornaliero EUR/USD mostra un consolidamento sotto forma di un cluster a forma di uncino di Ross. Un ritorno al di sotto di 1,1775 è motivo di vendita. Solo un rally sopra 1,1835 giustificherebbe l'acquisto.
