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FX.co ★ Petrolio WTI: scorte record contro ultimatum

Petrolio WTI: scorte record contro ultimatum

 Petrolio WTI: scorte record contro ultimatum

*) vedi anche: indicatori di trading InstaForex per il WTI (CL)

Il prezzo del WTI (West Texas Intermediate) viene scambiato intorno a 64,40 dollari nella prima parte della sessione europea di giovedì, in calo rispetto al massimo di febbraio raggiunto mercoledì vicino a 64,14.

Al momento il mercato del petrolio è in uno stato di contrapposizione tra due forze opposte. Da un lato, i prezzi sono sotto pressione a causa del maggiore aumento delle scorte statunitensi degli ultimi mesi. Dall'altro, l'escalation delle tensioni tra USA e Iran impedisce un crollo dei prezzi, creando un «cuscinetto» geopolitico. Di conseguenza, il WTI oscilla nell'area 64,00–66,00, con gli investitori che si chiedono quale fattore prevarrà.


Pressione dall'offerta

L'Energy Information Administration (EIA) statunitense ha pubblicato dati difficili da ignorare: nella settimana terminata il 6 febbraio, le scorte commerciali di greggio negli USA sono aumentate di 8,53 milioni di barili, raggiungendo 428,8 milioni di barili. Non si tratta solo di un aumento, ma di un tonfo rispetto alle attese, che prevedevano una diminuzione di −0,2 milioni di barili. In precedenza, l'API aveva riportato un dato ancora più scioccante (+13,4 milioni di barili dopo un calo di −11,1 milioni la settimana precedente), rendendo il segnale ribassista particolarmente convincente.

Il fattore iraniano come unico fattore limitante

Se non fosse stato per la geopolitica, il WTI avrebbe probabilmente già testato livelli inferiori a 60,00.. Tuttavia, la situazione sta evolvendo come un «ricatto di alto livello». Il presidente Trump, dopo l'incontro con il primo ministro israeliano Netanyahu, ha dichiarato che «non sono state prese decisioni definitive» ma che i colloqui proseguiranno. Contemporaneamente la Casa Bianca sta valutando l'invio di una seconda portaerei in Medio Oriente, un classico segnale prebellico.

OPEC+ resta in attesa

L'OPEC, nel suo rapporto di febbraio, ha assunto un atteggiamento attendista. Le previsioni sulla crescita della domanda per il 2026 sono state confermate a 1,38 milioni di barili al giorno, e per il 2027 a 1,34 milioni barili al giorno. Tuttavia, queste cifre nascondono un segnale preoccupante: l'OPEC+ prevede che la domanda globale di petrolio diminuirà di 400.000 barili al giorno nel secondo trimestre rispetto al primo, creando un piccolo ma significativo surplus di offerta.

Le decisioni chiave sono rimandate all'1° marzo, quando si terrà la riunione online del comitato di monitoraggio; sarà allora che si capirà se sarà prolungato il congelamento della produzione.

Nel frattempo, il mercato del lavoro statunitense sta dimostrando una resilienza inaspettata: i Nonfarm Payrolls di gennaio (+130.000 dopo i precedenti +48.000) hanno nettamente superato le attese (+70.000), e la disoccupazione è scesa al 4,3% (atteso e precedente 4,4%). Questo rappresenta un fattore di sostegno indiretto per la domanda e per i prezzi dei prodotti petroliferi, limitando il potenziale ribasso nonostante l'aumento delle scorte.

Prossime pubblicazioni

I partecipanti al mercato petrolifero presteranno attenzione anche al report settimanale della Baker Hughes sulle piattaforme attive negli USA, in uscita domani alle 18:00 (GMT). I dati precedenti di Baker Hughes mostravano un aumento del numero di piattaforme di perforazione attive a 412 (rispetto a 411, 410, 409, 412, 409 e 406 nei periodi di riferimento precedenti).

L'aumento delle società di estrazione petrolifera negli USA è un fattore negativo per i prezzi, ma con effetti di breve durata. Un impatto più significativo sui prezzi potrebbe invece derivare dalla pubblicazione (alle 13:30 GMT) degli indici CPI americani, che influenzano sia il dollaro sia l'intero mercato finanziario e delle commodity, incluso il petrolio.

Quadro tecnico

 Petrolio WTI: scorte record contro ultimatum

Dal punto di vista tecnico, i futures sul petrolio WTI (CL nel terminale di trading) continuano a essere scambiati all'interno di un canale ascendente formato sul grafico daily dall'inizio dell'anno, e il trend medio‑termine complessivo resta moderatamente rialzista.

I due fattori fondamentali opposti sopra menzionati creano da soli un dilemma: una rottura sostenuta al rialzo sopra 65,00–66,00 richiederebbe un'ulteriore escalation del conflitto e un forte calo delle scorte negli USA. Viceversa, qualsiasi de‑escalation e il mantenimento di alti livelli di scorte, oppure il loro aumento, provocherebbe immediatamente prese di profitto con ritracciamento verso 60,00 (area dell'EMA a 200 periodi sul grafico mensile) – 61,00 (area EMA50 sul grafico giornaliero dei prezzi).

 Petrolio WTI: scorte record contro ultimatum

Lo scenario più probabile per febbraio–marzo è invece il mantenimento dello status quo: il WTI resterà nel range 62,00–66,00. Il premio geopolitico compenserà l'aumento delle scorte e l'OPEC+ conserverà flessibilità in attesa di chiarimenti sulla questione iraniana.

Conclusione

Il WTI si trova tra l'incudine e il martello. I fattori fondamentali (scorte, previsioni OPEC+) indicano un eccesso di offerta e spingono verso il basso. La geopolitica (Iran, portaerei, ultimatum di Trump) crea un artificiale deficit di timori e spinge i prezzi verso l'alto.

Conclusione chiave: il mercato oggi non sta negoziando il petrolio in quanto tale, ma la probabilità di guerra. Finché il fattore iraniano resta in agenda, è improbabile che il WTI scenda sotto 60,00 anche in presenza di un forte aumento delle scorte. Tuttavia, qualsiasi pausa nella retorica di Washington e Teheran metterebbe immediatamente a nudo la debolezza della domanda reale e l'eccesso di offerta.

Gli investitori devono prepararsi a un periodo di volatilità elevata, in cui le decisioni non si prendono nei consigli di amministrazione dell'OPEC ma nelle sale operative della Casa Bianca. Il prossimo catalizzatore è costituito dai dati sulle trattative e dall'eventuale annuncio della data delle prossime consultazioni. Fino ad allora il WTI continuerà a «lavorare» le zone psicologiche 64,00, 65,00, 66,00, reagendo a ogni tweet di Trump e a ogni movimento di portaerei nel Golfo Persico.

*The market analysis posted here is meant to increase your awareness, but not to give instructions to make a trade
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