Ieri, gli indici azionari hanno chiuso in rialzo. L'S&P 500 è salito dello 0,72%, mentre il Nasdaq 100 ha guadagnato l'1,16%. Il Dow Jones Industrial Average è aumentato dello 0,48%.

Tuttavia, questa mattina il quadro è completamente diverso. Il mercato, avvertendo l'avvicinarsi di nuove sfide, ha invertito bruscamente rotta. I futures sui principali indici statunitensi sono crollati, segnalando possibili perdite nel corso della sessione principale. Contemporaneamente si è osservato un aumento dei prezzi dei titoli di Stato, percepiti tradizionalmente come asset più sicuri. Questo capovolgimento di trend è avvenuto dopo le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump che hanno radicalmente modificato le attese sulla politica nel Medio Oriente.
Al posto di accenni a una de‑escalation e a una ricerca di soluzione pacifica, Trump ha promesso di non interrompere le azioni militari contro l'Iran e, anzi, di passare a bombardamenti ancor più attivi. Particolarmente allarmanti sono state le voci di possibili attacchi alle infrastrutture energetiche. Questa retorica, che implica un'escalation del conflitto, ha immediatamente influenzato il sentiment di mercato, determinando deflussi dagli asset rischiosi e un riorientamento verso strumenti difensivi.
Ieri, il rally del mercato dei titoli di Stato da 31.000 miliardi di dollari si è arrestato dopo che i dati economici hanno mostrato una crescita costante dell'occupazione e della spesa dei consumatori, controbilanciando la prospettiva di una fine della guerra in Iran, che potrebbe aprire la strada a tassi di interesse più bassi da parte della Federal Reserve. Alla chiusura i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti pressoché invariati dopo una fase di calo osservata all'inizio della sessione, quando il prezzo del Brent era brevemente sceso sotto i 100$ al barile.
Gli eventi odierni legati al conflitto in Medio Oriente, tuttavia, molto probabilmente provocheranno un forte aumento dei prezzi e una discesa dei rendimenti.
Quanto agli altri mercati, il Brent è salito del 6,6% avvicinandosi a 108$ al barile, poiché la guerra ha di fatto paralizzato il transito nello Stretto di Hormuz — arteria fondamentale per le forniture dal Medio Oriente — causando una riduzione dell'offerta. L'oro è invece precipitato dai 4.800$ fino a circa 4.550$, poiché la nuova escalation del conflitto renderà molto probabile una revisione della politica monetaria della Fed.

Per quanto riguarda il quadro tecnico dell'S&P 500, oggi l'obiettivo principale per gli acquirenti sarà superare la resistenza più vicina a 6.490$. Questo consentirebbe di sostenere la dinamica rialzista e aprirebbe la strada verso un nuovo livello di 6.505$. È altrettanto prioritario mantenere il controllo sopra 6.520$ per consolidare la pressione rialzista. Se il prezzo dovesse scendere a causa del calo della propensione al rischio, gli acquirenti dovranno intervenire a 6.473$: un'eventuale rottura spingerebbe rapidamente l'indice verso 6.457$ e aprirebbe la strada a ulteriori ribassi verso l'area di 6.441$.
