Oggi l'oro si è stabilizzato dopo l'intervento del presidente della Fed Kevin Warsh a Bangkok, che ha indotto i trader a ridurre le probabilità di un rialzo dei tassi già questo mese. Il prezzo spot è di 4.174,07 dollari l'oncia, pressoché invariato, mentre ieri il metallo aveva registrato il maggior rialzo in oltre due settimane, chiudendo vicino ai 4.145,80 dollari. L'argento è salito dello 0,6% a 57,72 dollari, rispetto ai 56,15 dollari di giovedì, mentre platino e palladio hanno registrato aumenti.

Warsh non ha detto nulla alla riunione del FMI che potesse smentire le aspettative di una pausa a ottobre, fornendo al mercato pochi indizi prima del "silenzio informativo" che scatterà sabato e durerà fino alla riunione tra due settimane. La probabilità di un rialzo in quella riunione è scesa quindi al 17%. Per l'oro si tratta di un segnale favorevole, perché un rialzo dei tassi avrebbe pesato sul metallo, che non paga interessi.
La spinta però è stata limitata. Giovedì l'oro è salito, poiché i dubbi sul boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale hanno spinto gli investitori ad abbandonare i titoli tecnologici, mentre l'aumento dei rendimenti obbligazionari ha fatto scendere quelli dei titoli di Stato. Oggi la pressione sulle azioni si è attenuata e i rendimenti dei Treasury sono lievemente risaliti lungo la curva, perciò il fattore che aveva aiutato l'oro ieri si è parzialmente dissolto. Ricordo che il comportamento dei rendimenti resta il driver principale per il metallo.
In questo contesto l'oro è pronto a chiudere la settimana con un piccolo ribasso. È trascinato al ribasso dai dati sull'inflazione di settembre, sui prezzi alla produzione e sulle vendite al dettaglio, che sono risultati superiori alle aspettative e in precedenza avevano alimentato le speculazioni su un possibile aumento dei tassi a ottobre. Ricordo che dall'inizio del conflitto tra USA e Iran, a fine febbraio, l'oro ha perso circa un quinto del valore: il conflitto ha disturbato i mercati energetici, accelerato l'inflazione e spinto le banche centrali a irrigidire la politica; la Fed lo scorso mese ha rialzato i tassi per la prima volta dal 2023.
Tutto ciò suggerisce che, finché la Fed non fornirà al mercato un segnale chiaro su dicembre e i rendimenti rimarranno elevati, l'oro si muoverà in un intervallo ristretto intorno ai 4.150-4.200 dollari. Se i prezzi del petrolio dovessero iniziare a scendere e l'inflazione mostrasse segni di rallentamento, mi aspetto un movimento verso la parte alta della fascia di prezzo, ma senza un calo dei rendimenti e un aumento sostenuto sopra i 4.200 dollari, non lo prevedo. Se nuovi dati dovessero imporre un ritorno a tassi più elevati, il metallo tornerà a subire pressioni.

Dal punto di vista tecnico, gli acquirenti devono conquistare la resistenza immediata a 4.192$ per puntare al livello successivo a 4.249$, oltre il quale la rottura sarà piuttosto difficile. L'obiettivo più ambizioso è l'area a 4.304$. In caso di ribasso, i venditori cercheranno di riprendersi il controllo di 4.124$: la rottura di questa fascia danneggerebbe seriamente le posizioni long e potrebbe spingere l'oro verso il minimo a 4.062$, e poi fino a 4.047$.
