
L’inflazione al consumo in Cina ha registrato un’accelerazione significativamente più rapida del previsto a febbraio, a fronte di una spesa record per le festività. Secondo i dati ufficiali pubblicati lunedì, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dell’1,3% su base annua, superando le previsioni dello 0,9% e il dato di gennaio pari allo 0,2%.
Il principale motore della crescita è stato il Capodanno lunare, le cui celebrazioni sono state ufficialmente prolungate da Pechino a nove giorni. Un forte aumento della spesa per turismo interno, ristorazione e beni voluttuari ha temporaneamente vivacizzato il mercato interno. Ulteriore pressione sull’indice è arrivata dall’aumento dei prezzi dell’energia, dovuto all’escalation del conflitto tra USA, Israele e Iran. Gli analisti prevedono che gli elevati prezzi del petrolio continueranno a sostenere l’inflazione nei prossimi mesi.
Tuttavia, la sostenibilità di questa crescita rimane discutibile. Anche senza l’effetto festività, la Cina continua ad affrontare una domanda interna cronicamente debole. Il settore manifatturiero rimane in difficoltà: l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) è calato dello 0,9% a febbraio. Sebbene la flessione sia stata meno intensa dell’1,1% previsto, il PPI diminuisce per il 42° mese consecutivo a causa di capacità in eccesso e consumo interno fiacco.
L’unico aspetto positivo per l’industria cinese è l’export. Nonostante le pressioni commerciali da Washington, la forte domanda da Europa e Asia ha contribuito ad attenuare il calo dei prezzi alla produzione. Tuttavia, gli esperti avvertono: non appena l’effetto festività si esaurirà, Pechino dovrà nuovamente fare i conti con la minaccia di una spirale deflazionistica.