
La Banca Centrale Europea è costretta ad accelerare la stretta monetaria. La crisi in Medio Oriente ha spinto l'eurozona in una classica trappola della stagflazione, innescando un forte aumento dell'inflazione in un contesto di rallentamento della crescita economica.
Secondo il nuovo rapporto macroeconomico di UBS, “Prospettive dell'economia europea”, la BCE effettuerà almeno due rialzi dei tassi di 25 punti base quest'anno. Lo scenario base prevede che il tasso raggiunga il 2,5% entro settembre.
La revisione delle previsioni si basa sui prezzi persistentemente elevati dei carburanti, che hanno già iniziato a trasmettersi a un ampio paniere di beni di consumo. UBS sottolinea che, al momento, il bilancio dei rischi propende per aumenti più rapidi e aggressivi. Il Consiglio Direttivo potrebbe aumentare il tasso già nella riunione del 30 aprile, qualora rilevasse la realizzazione di effetti inflazionistici di secondo ordine.
Francoforte si trova di fronte a una scelta difficile: cercare di contrastare l'inflazione energetica importata con tassi elevati comporta il rischio diretto di soffocare una crescita economica dell'area euro già debole. Gli analisti avvertono inoltre che le loro stime sarebbero “fin troppo ottimistiche” se la paralisi logistica nel Golfo Persico dovesse protrarsi nel secondo semestre.
Mentre la BCE si prepara a stringere la politica monetaria, le altre banche centrali europee adottano un atteggiamento più attendista. Si prevede che la Banca d'Inghilterra si prenderà una lunga pausa, con la prossima mossa effettiva che sarà un taglio dei tassi alla fine del 2026.
La Banca Nazionale Svizzera (BNS) intende mantenere il tasso a zero fino a metà 2027: un franco forte offre al paese una solida protezione dall'inflazione importata delle commodity. La Riksbank svedese manterrà il tasso al 1,75% appoggiandosi alla discesa dell'inflazione interna.
Il principale fattore scatenante per la BCE restano i negoziati in corso a Islamabad sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Se il transito petrolifero non dovesse ripristinarsi, Francoforte sarà pronta a sacrificare la crescita economica e a innalzare il tasso più di due volte per salvaguardare la stabilità dei prezzi nell'area euro.