
È poco probabile che la fine del conflitto militare tra Stati Uniti e Iran salvi il Partito Repubblicano dalla sconfitta alle elezioni di midterm di novembre. Secondo una nota di ricerca di Wolfe Research, la guerra si è rivelata più lunga e dolorosa del previsto e si è trasformata in un serio fardello politico per l’amministrazione di Donald Trump.
Il gradimento del presidente è in costante calo sin dal suo insediamento. Gli analisti stimano che, anche se dopo la tregua il sostegno a Trump tornasse ai livelli pre‑conflitto, resterebbe comunque oltre dieci punti percentuali al di sotto della soglia chiave del 50%. La maggior parte di questo calo di consensi è dovuta agli elettori tradizionalmente favorevoli ai Repubblicani. Il loro eventuale ritorno a favore del presidente potrebbe ridurre il rischio di un’affluenza disastrosa, ma non risolverebbe i problemi elettorali fondamentali del partito.
I democratici, d’altra parte, restano anch’essi estremamente impopolari, per cui l’aumento del loro supporto nei sondaggi è nettamente inferiore al calo di gradimento di Trump. Comunque, gli elettori non sono pronti a considerare la fine del conflitto in Medio Oriente come una vittoria: la maggioranza degli americani ritiene che il Paese sia uscito peggiorato a causa dell’aumento dei prezzi energetici e della diretta violazione della promessa elettorale del presidente di non coinvolgersi in nuove guerre.
Alla luce del memorandum d'intesa in 14 punti firmato questa settimana e dell’alleggerimento della pressione sui mercati delle materie prime, gli investitori tentano di ricalibrare il panorama politico. Wolfe Research mantiene il suo scenario base: a novembre i democratici conquisteranno con sicurezza la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, ma perderanno il Senato a favore dei Repubblicani per un margine ristretto. Gli analisti prevedono di aggiornare le loro stime nelle prossime settimane, una volta che sarà chiara la reazione completa dell’elettorato alla tanto attesa tregua.
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