
Il won sudcoreano ha registrato il calo maggiore tra le principali valute dell'Asia-Pacifico: la coppia USD/KRW è salita dello 0,54% a 1.415,05. I fattori chiave alla base della pressione sul won sono il rafforzamento dell'indice del dollaro (USD Index è salito a 99,72) e l'aumento del prezzo del Brent fino agli 84$ al barile. L'elevata dipendenza della Corea del Sud dalle importazioni di energia rende la sua valuta particolarmente vulnerabile alle preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture dovute all'incertezza sul traffico navale nello Stretto di Hormuz.
Anche lo yen giapponese ha perso parte dei guadagni ottenuti grazie al primo intervento congiunto degli USA e del Giappone dal 1998. Dopo l'intervento delle autorità valutarie che ha portato il tasso di cambio dal minimo degli ultimi quarant'anni, vicino a 164 yen, a 155 yen per dollaro, la coppia USD/JPY è tornata a salire dello 0,30% fino a 158,27. Il ritracciamento sottolinea i limiti dell'effetto di interventi una tantum in presenza di un persistente divario dei tassi tra Stati Uniti e Giappone e delle difficili prospettive fiscali di Tokyo.
Gli investitori seguono con attenzione la statistica macroeconomica statunitense prima di prendere decisioni sui tassi. Il debole rapporto sul mercato del lavoro di luglio ha ridotto le probabilità di un rialzo della Fed a settembre dal 67% al 44%. La prossima prova per il mercato sarà la pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo (CPI) USA, per il quale si prevede un rallentamento dell'inflazione di fondo su base annua al 2,5%, dato che darà indicazioni sulla direzione delle valute asiatiche, incluso il dollaro australiano e lo yuan.
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