
L'amministrazione statunitense intende introdurre ulteriori dazi del 7,5% su tutte le importazioni cinesi in vista della visita a Washington del presidente cinese Xi Jinping, prevista per settembre, e dei suoi colloqui con Donald Trump. Secondo quanto riporta Bloomberg, la misura viene giustificata con l'accusa rivolta a Pechino di aver creato capacità produttive in eccesso. Considerando i dazi del 12,5% introdotti a fine luglio (nell'ambito delle restrizioni contro 60 Paesi per accuse di lavoro forzato), l'aliquota tariffaria totale statunitense sui prodotti cinesi raggiungerà circa il 20%.
Parallelamente Washington sta intensificando la pressione finanziaria su Pechino. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito in un'intervista a Reuters della possibilità di imporre sanzioni secondarie alle banche cinesi qualora continuassero a finanziare gli acquisti di petrolio iraniano. Secondo il ministro, i proventi delle esportazioni di energia consentono a Teheran di accumulare risorse per proseguire il confronto con gli Stati Uniti e ostacolano una risoluzione pacifica in Medio Oriente, perciò gli istituti finanziari cinesi potrebbero diventare il prossimo obiettivo diretto delle restrizioni americane.
L'avvertimento giunge mentre il Dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni di vasta portata contro l'Iran, che colpisce 48 entità, 24 individui e sei petroliere. Questa misura fa parte di una campagna economica globale volta a interrompere cinque dei principali canali di finanziamento di Teheran: transazioni in asset digitali, tecnologia, commercio dell'oro e trasporto aereo e marittimo.
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