
I rapporti commerciali tra Unione Europea e Cina sono arrivati al punto critico. Bruxelles sta disperatamente cercando di salvare i produttori locali dall'ondata di importazioni cinesi. Lo squilibrio commerciale tra le due parti supera già il miliardo di euro al giorno.
Venerdì le parti hanno siglato un accordo preliminare. Pechino ha accettato di limitare l'esportazione di auto ibride verso l'UE per i prossimi quattro anni. La Cina ha anche promesso di ridurre i dazi su una serie di prodotti europei e di rendere più semplici le forniture di terre rare. Ma la Commissione europea ammette onestamente che si tratta solo del primo e molto timido passo.
La principale vittima dell'espansione cinese è stata la Germania. Gli analisti di Deutsche Bank constatano che la tradizionale macchina esportatrice tedesca sta mostrando segni di cedimento. La quota della Cina sul mercato automobilistico mondiale è salita dal 5% del 2013 al 15% del 2025. Ufficialmente Pechino ha raggiunto Berlino. Una forte pressione competitiva grava anche sul comparto meccanico europeo e sulle tecnologie verdi.
La statistica è impietosa: le esportazioni cinesi verso l'UE hanno raggiunto i 560 miliardi di dollari, mentre l'Europa vende alla Cina beni per un valore di soli 268 miliardi di dollari. Le importazioni a basso costo avvantaggiano i consumatori, ma consumano sistematicamente i margini delle fabbriche europee.
Bruxelles sta preparando un piano B. Se le concessioni di Pechino si rivelassero una facciata, l'UE minaccia di imporre dazi pesanti sulle ibride cinesi entro il 2027. Francia e Germania chiedono di creare un meccanismo di sanzioni commerciali attivabile in 24 ore. Ma gli economisti avvertono: i soli divieti non bastano per vincere la concorrenza. L'Europa deve urgentemente ridurre i costi dell'energia e snellire la burocrazia. Finora, i funzionari hanno attuato solo il 16% del tanto decantato piano di riforme economiche di Mario Draghi.
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